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lunedì 14 dicembre 2009

NIMBY, Gruppo di Lavoro dedicato al Not In My BackYard

Con il termine NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, letteralmente “Non nel mio cortile”) si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, cave, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche, o più recentemente nucleari, solo per citare i casi più noti.

L’impatto di opere pubbliche o grandi progetti su un territorio determina dinamiche e processi che, nella maggior parte dei casi, rallentano notevolmente o bloccano i progetti stessi. La causa, ormai conclamata, sta nella modalità con cui opere e progetti vengono proposti a cittadini e attori del territorio che non vengono coinvolti nei processi decisionali. Un fenomeno che si è accentuato notevolmente con la diffusione dei social network e il citizen journalism.

I fenomeni di Nimby sono una delle sfide più attuali per le organizzazioni pubbliche e private e per chi si interessa di comunicazione e relazioni pubbliche. L’Italia, a differenza di altri Paesi come la Francia, dove la materia è regolata da una legge nazionale, oltre ad esserci assenza di una normativa appropriata si sconta ancora la mancanza di una cultura della comunicazione poco attenta al coinvolgimento (o almeno all’ascolto) dei cittadini e dei principali stakeholder nei processi decisionali, soprattutto nel caso delle pubbliche amministrazioni. A questo proposito Ferpi, che già in passato aveva proposto riflessioni e seminari sul tema, organizzando anche una sessione dedicata al Congresso Mondiale degli Architetti che si tenne a Torino nel 2008, intende avviare un gruppo di lavoro.

“Quali sono le esperienze dei soci Ferpi sul tema dell’ormai tristemente nota sindrome NIMBY che, di fatto, blocca lo sviluppo delle opere e infrastrutture in tutta Italia? E quali le esperienze – in chiave positiva – nel campo dei processi decisionali inclusivi , dal dibattito pubblico fino alla comunicazione 2.0 delle opere? – si chiede provocatoriamente Sergio Vazzoler, delegato del Consiglio Nazionale al fenomeno – Come al solito l’attualità non lesina spunti di riflessione: dall’individuazione dei nuovi siti per le centrali nucleari all’avvio della seconda fase del lungo iter che caratterizza l’Alta Velocità ferroviaria Torino – Lione, per fare soltanto due esempi strategici e altamente simbolici”.

Il problema è squisitamente professionale e richiede una riflessione condivisa su prassi e strumenti. “Ben consapevoli che la cassetta degli attrezzi utile a colmare uno dei principali deficit per la competitività del nostro Paese, è quanto mai ricca e articolata – continua Vazzoler – come associazione dei professionisti della comunicazione e delle relazioni pubbliche, intendiamo fornire il nostro contributo, formando un gruppo di lavoro ad hoc per provare a fare “cultura” della comunicazione e portare all’attenzione la voce di Ferpi in tutti quei luoghi dove si svolge il dibattito sul “come” affrontare la sindrome NIMBY”.

Il gruppo di lavoro entrerà in fase operativa all’inizio di Gennaio e, a tal fine, i soci che intendono aderire per portare esperienze e contributi sul tema, sono invitati a farlo entro il 21 dicembre 2009, inviando una mail al coordinatore del progetto, Sergio Vazzoler (svazzoler@mrcom.it)

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