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giovedì 22 dicembre 2016

Social Media Journalism, Barbara Sgarzi, Edizioni Apogeo


Questa guida nasce come un riassunto ordinato di quello che l'autrice ha imparato in anni di attività “sul Web”, Alla base c’è la volontà di condividere conoscenza, di invitare a una riflessione concreta sulle opportunità che la Rete offre a chi lavora in ambito giornalistico ed editoriale.

L'autrice, Barbara Sgarzi, reputa di aver avuto la grande fortuna di iniziare la carriera giornalistica in un quotidiano di carta, con il caporedattore che disegnava l’ingombro degli articolo su carta millimetrata e poi dava ai redattori la lunghezza esatta di quello che dovevano scrivere.

Subito dopo, l’altra grande fortuna di poter osservare l’evoluzione del Web, in Italia e all’estero, molto da vicino. Dal lancio di Yahoo! in Italia, nel 1998, all’headquarter londinese sempre di Yahoo!, ai primi esperimenti editoriali per tradurre i periodici dalla carta ai siti, fino ai social media e poi in aula a trasmettere ciò che aveva visto e imparato ai colleghi “della carta” che si affacciavano all’online e agli studenti universitari troppo frettolosamente apostrofati come “nativi digitali”.

L'autrice è online da così tanto tempo da aver già visto chiudersi molti cerchi. Il momento in cui le email erano la rivoluzione (e gli indirizzi erano quasi tutti nickname, perché prima di Facebook il nome e cognome non si usava). Il momento in cui le email erano sorpassate perché tutti dicevano “scrivimi sui social”. Il momento in cui le email sono tornate utili perché in molti si è detto basta al sovraccarico di informazione non controllata e iniziato a volere selezionare di più le notizie che si ricevono, magari iscrivendosi a una o più newsletter.

Aver potuto osservare tutto questo è stato un privilegio. Certo non aiuta a immaginare il futuro che verrà; nessuno avrebbe immaginato Facebook pochi mesi prima della sua esplosione, per esempio.

Può essere utile, però, a comprendere certi fenomeni e soprat-tutto a viverli e usarli professionalmente in modo più consapevole, con una sfida in più. Scrivere per la “carta”, con i tempi che intercorrono tra stesura e pubblicazione e i cambiamenti rapidissimi nella scena delle piattaforme sociali, è quasi una follia.

Si rischia che l’algoritmo di Facebook nel frattempo muti almeno due volte, che qualche piattaforma analizzata in un capitolo sparisca, che ne emerga prepotentemente un’altra considerata marginale al momento di chiudere le bozze.

È normale, è quasi giusto. È il mondo in cui viviamo.

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